Contro le fake news c’è solo il filtro del cervello e su quello Orwell c’aveva visto lungo

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«Il linguaggio politico, con opportune variazioni di questo o quel partito, è vero per tutti i partiti politici, dai conservatori agli anarchici – è progettato per rendere veritiere le bugie e far sembrare l’omicidio rispettabile, e per dare l’aspetto di solidità al vento»

Le parole di George Orwell sono un buon incipit per introdurre una delle questioni più interessanti e complesse su cui si sta dibattendo da mesi a livello internazionale e che, con le elezioni americane, è diventato un rebus per le società che hanno creato e gestiscono i social network. Parliamo, chiaramente, delle cosiddette “fake news”. Le bufale impazzano sui social media, a cominciare da Facebook. E c’è chi, addirittura, ha provato e sta provando a sdoganarle riutilizzando il concetto di “verità alternative” di orwelliana memoria. La vera verità? La guerra contro le bufale, o per meglio dire le false notizie, è una battaglia persa se prima di tutto non colleghiamo il cervello.

Ma per arrivare a questa conclusione bisogna raccontare un paio di cose fresche fresche.

La presidenza Trump, a cominciare dalla ascesa alla Casa Bianca, è stata farcita da dichiarazioni non corrette che spesso il suo staff ha rilanciato proprio sui social network. Esattamente come succedeva in 1984, romanzo che in queste settimane – guarda caso – sta andando fortissimo su Amazon. La società descritta da Orwell, piena di fatti distorti, somiglia sempre di più alla nostra. Anzi, la nostra società assomiglia sempre di più a quella narrata da Orwell. Succede così che la stratega politica di Donald Trump, Kellyanne Conway, abbia difeso nei giorni scorsi le “bugie” del portavoce del Casa Bianca, Sean Spicer, sui numeri del pubblico presente alla cerimonia di insediamento di Trump ascrivendole e riducendole a “fatti alternativi”. Una verità diversa, basata su falsità, di fatto viene spacciata per fatto vero proprio nella sua diversità. Una specie di paradosso, pericolosissimo.

Per cercare di correre ai ripari di fronte a questa deriva, Facebook ha annunciato l’introduzione di alcuni filtri contro le fake news e un primo esperimento in merito verrà realizzato in Germania. In vista delle elezioni che si terranno entro il 2017, il social spera di creare un sistema in grado di “proteggere” gli utenti tedeschi per poi magari estendere questi filtri ad altri paesi.

Basterà? Certo che no. E la spiegazione è semplice: se un utente Facebook, guardando le foto delle passate cerimonie di insediamento alla Casa Bianca e confrontandole con quelle dell’insediamento di Trump, non si rende conto dell’evidente diversità delle situazioni, non sarà sufficiente il più potente dei filtri per proteggerlo dalle fake news.

Per farla breve, i primi creatori di bufale siamo noi che ci autoconvinciamo e non sappiamo leggere la realtà per quella che è veramente. Cito una frase che ho letto sull’argomento e che trovo calzante: “La maggior parte delle notizie false viene da noi stessi e non è altro che espressione e rassicurazione del nostro aborto di pensiero”.