Per un Nokia che rinasce c’è un “social” che muore: è la tecnologia baby

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Non tutte le ciambelle riescono col buco. Soprattutto nel mondo della tecnologia e suoi derivati. Nei giorni scorsi abbiamo letto tutti della resurrezione di Nokia, l’azienda finlandese ha deciso di riaprire i battenti e ricominciare a produrre telefoni. Telefoni vecchio stile, ma neanche poi tanto. Nokia ha infatti ripreso in mano il glorioso 3310, lo ha ripensato, ha messo un monitor a colori, ha ravvivato la scocca e ora vuole tentare l’exploit. Il nuovo telefono Nokia prova a recuperare alcuni elementi che gli smartphone di oggi non conoscono: durata “infinita” della batteria, disconnessione dal mondo del web, estrema facilità di utilizzo. Come andrà a finire? Lo scopriremo solo vivendo. O telefonando.

Per un colosso che si riaffaccia al mondo consumer, ce n’è un altro, ovvero Microsoft, che deve cestinare un progetto su cui aveva puntato molto: la rete So.cl (si pronuncia social). Niente a che vedere con un social ntework, So.cl è stato un esperimento che puntava alla creazione di un ambiente condiviso di ricerca (non a caso la prima attivazione ha riguardato alcuni atenei americani prima di diventare pubblica). Un’enorme lavagna dove tutti potevano lavorare insieme.

Sulla homepage del sito ora compare questa scritta: “So.cl is saying goodbye as of March 15, 2017”. Insomma, tra pochi giorni si chiude. La rete di Microsoft, che sfruttava il motore di ricerca Bing, era stata creata ad immagine e somiglianza di Google +, introduceva elementi cari a Facebook e Pinterest e aveva come obiettivo quello di diffondere l’e-learning più che rivolgersi al mondo della comunicazione in senso stretto.

Uno spazio per lo studio, per la creatività, per gruppi tematici e lo sviluppo di forme di apprendimento condiviso. Peccato che, pur non volendo assomigliare a Facebook, So.cl alla fine è diventata proprio un clone del social per eccellenza e questo, guarda un po’, ha segnato la sua fine. Un esperimento che aveva delle potenzialità, ma che è destinato a finire nel cassetto dei sogni infranti. Chissà che prima o poi qualcuno non decida di recuperare l’idea, le potenzialità e magari dargli nuova vita?